I segreti di Brokeback Mountain

Marzo 3, 2007

Titolo: I segreti di Brokeback Mountain (Brokeback Mountain)
Regia: Ang Lee
Sceneggiatura: Larry McMurtry, Diana Ossana
Fotografia: Rodrigo Prieto
Interpreti: Heath Ledger, Jake Gyllenhaal, Anne Hathaway, Michelle Williams, Randy Quaid, Linda Cardellini, Kate Mara, Anna Faris, Scott Michael Campbell, Cheyenne Hill, Brooklynn Proulx, Tom Carey, Graham Beckel, Steve Eichler, Roberta Maxwell, David Harbour, Mary Liboiron, Mary McBride, Barb Mitchell, Steven Cree Molison, Haley Ramm, Hannah Stewart Nazionalità: USA, 2005
Durata: 2h. 14′ Questo film è stato molto premiato presso i vari Festival a cui ha concorso. Qualche voce fuori dal coro c’è stata comunque, e queste voci dicono che sì, Brokeback Mountain è un bel film e sì, Ang Lee è un bravo regista, ma forse entrambi sono stati giudicati un po’ troppo bene perché al centro del film c’è una relazione omosessuale e se si fosse invece trattato di un “normale” amore questo film sarebbe stato incensato un po’ meno.

Insomma, io questo non lo so dire però ho l’impressione che fra le righe si stia dicendo: Ang Lee ha fatto il furbetto e si è portato a casa un sacco di premi giocando un po’.

A me questo film è piaciuto molto. Mi ha colpito la lettura della novella di Annie Proulx. L’ho visto e mi è piaciuto. L’ho rivisto ieri sera e mi è piaciuto di nuovo. Secondo me Lee è stato bravo, perché ha saputo descrivere una società omofoba, attraverso i ricordi da incubo del bambino Ennis e attraverso l’incredibile morte di Jack, due punti nel tempo attraverso i quali si stende una storia d’amore combattuta e difficile sulla cui testa pende, come una spada di Damocle, l’incubo di una fine terribile. Lee però si sforza: non è un amore tout-court quello che unisce i due personaggi: Jack è debole e bisognoso d’amore in modo disperato, un bisogno che lo porta a tradire ripetutamente Ennis e a fare scelte quantomeno discutibili; Ennis si tira indietro, ma non solo perché teme la reazione della società, anche – e forse soprattutto – perché è incapace di amare. Lo si vede nel rapporto con la moglie e con la figlia maggiore. Il tutto descritto in modo essenziale e doloroso, con un’intensità che stordisce.

Insomma a mio avviso questo è un film pieno di sfaccettature, una storia curiosamente sospesa in un presente apoliticizzato e slegato dagli avvenimenti – pur pregnanti – della società americana di quegli anni (siamo negli anni ’60). Se Ang Lee ha fatto il furbetto, allora l’ha fatto così bene che vien da dire: suvvia, lo perdoniamo.