La macchina della paranoia. Enciclopedia dickiana. – A. Caronia, D. Gallo

Marzo 27, 2007
Era stata una brutta serata e quando cercò di tornare a casa ebbe un diverbio terribile con la sua auto. «Signora Garden, lei non è in condizione di guidare. Prego, inserisca l’auto-autopilota e si distenda sul sedile posteriore.» Pete Garden restò seduto al posto di guida e disse con tutta la chiarezza di cui era capace: «Senti, posso guidare. Un bicchierino, anzi due o tre, mi rendono più vigile. Perciò piantala con queste fesserie.» Premette il bottone dello starter, ma non accadde nulla. «E parti, per la miseria!»
I giocatori di Titano Philip K. Dick
Antonio Caronia e Domenico Gallo
La macchina della paranoia. Enciclopedia dickiana.
X Book, Milano, 2006
Pagg. 349, € 20,00

Ho finito ieri sera questo esaustivo saggio che riordina l’intricata selva della produzione dickiana e affronta le tematiche principali di questo autore riscoperto solo recentemente soprattutto grazie al film Minority Report, tratto da un suo racconto.

Philip Dick aveva già conquistato un suo pubblico non solo in America ma anche in Europa negli anni 80 con la sua produzione di fantascienza. Dopo la sua morte sono stati pubblicati anche tutti i suoi romanzi mainstream, i quali in quantità e qualità possono tranquillamente fronteggiare la sua produzione di genere. Dick infatti utilizzò la fantascienza soprattutto come espediente per parlare delle tematiche a lui più care, fra le quali spiccano il tema dell’amnesia, la problematica di definire il reale e l’umanità, le grandi tematiche storiche (i.e. il nazismo, la caccia alla strega maccartista), l’impatto dei media sulla società.

Il saggio, dopo una presentazione biografica e bibliografica di un’ottantina di pagine, si articola in lemmi, ognuno dei quali affronta una tematica particolare, per poi dedicare l’ultima parte a singole voci relative a tutti i suoi romanzi e ad alcuni racconti, nonché alla sua produzione saggistica.

Ho letto con molto piacere questo scorrevole libro, che a mio avviso è essenziale per capire veramente quello che è ormai riconosciuto come un “grande” della letteratura (e non solo di genere). Dick affronta nei suoi libri le sue grandi paure, e soprattutto cerca attraverso la scrittura di rimettere ordine in un mondo che è andato storto, senza peraltro riuscirci completamente, cosa che non mi impedisce di amare i suoi libri. Consigliatissimo.

Nel frattempo prosegue l’avventura di Rory Stewart in Afghanistan, mentre la scelta del prossimo saggio è caduta su Howard Zinn, Storia del popolo americano dal 1942 a oggi, che si ripropone di affrontare l’intera storia degli Stati Uniti d’America dalla prospettiva dei vinti. Un progetto molto interessante.