Sette pezzi d’America

Maggio 7, 2007

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“‘Un buon giornale, credo, è una nazione che parla a se stessa’, disse Arthur Miller nel 1961. Dieci anni dopo, due reporter del “Washington Post” scrissero una serie di articoli che fecero cadere il presidente Richard Nixon e la buona reputazione della carta stampata fu confermata. All’apice della loro parabola storica, i giornali tenevano sotto scacco governi e grandi gruppi industriali e fissavano l’agenda per gli altri media. Ma ora, nel ricco mondo di oggi, la carta stampata è una specie minacciata di estinzione”. 

Il giornalismo investigativo si fonda sull’esempio e gli insegnamenti di Yoseph Pulitzer, ovvero su di un tipo di stampa votata al public service, alla collettività. Pulitzer, ungherese emigrato negli Stati Uniti d’America, giornalista diventato poi un miliardario proprio nell’ambito della stampa, fu l’inventore della regola aurea “Accuracy, terseness, accuracy”, ovvero di una scrittura in cui la precisione viene portata fino alla limpidezza, e poi ancora oltre.  Questo libro ripropone sette grandi inchieste su fatti che hanno segnato la vita del costume e della politica in Usa, e precisamente:

·         l’affare Watergate (1973)
·         Scientology del “St. Petersburg Times” (1980)
·         l’esplosione del Challenger del “New York Times” (1987)
·         gli esperimenti al plutonio condotti su ignare cavie umane dell’”Albuquerque Tribune” (1994)
·         le multinazionali del tabacco del “Wall Street Journal” (1996)
·         i preti pedofili del “Boston Globe” (2003)
·         le atrocità compiute dagli americani in Vietnam del “Toledo Blade” (2004). 

Negli Stati Uniti i giornalisti che si occupano di giornalismo d’inchiesta, di denuncia, vengono chiamati muckrakers ovvero «scavatori di fango» o watchdogs «cani da guardia». Già dai loro nomignoli si capisce quanto la stampa abbia il potere, volendo, di costituire l’ultimo baluardo della democrazia.   

Sette pezzi d’America. I grandi scandali americani raccontati dai Premi Pulitzer. Cur. Barillari S.
Minimum Fax. 396 pagg. € 15,00.
Inchieste giornalistiche.


Mattatoio n. 5, Kurt Vonnegut

Maggio 7, 2007

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“Dio mi conceda la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso e la saggezza di comprendere sempre la differenza.”

“Non vi dirò quanto mi è costato, in soldi, tempo e ansietà, questo schifoso libretto. Ventitré anni fa, quando tornai dalla seconda guerra mondiale, pensavo che mi sarebbe stato facile scrivere della distruzione di Dresda, dato che non avrei dovuto fare altro che riferire ciò che avevo visto. E pensavo anche che sarebbe stato un capolavoro o per lo meno che mi avrebbe fatto guadagnare un mucchio di quattrini, dato che il tema era così forte. Ma allora non mi venivano molte parole da dire su Dresda, o almeno non abbastanza da cavarne un libro. E non me ne vengono molte neanche ora, ora che sono diventato un vecchio rudere con i suoi ricordi e le sue Pall Mall e i figli grandi”

Mattatoio n.5 è un libro satirico, che emana uno strano humour nero, e rimane una delle più importanti testimonianze anti-militariste del Novecento.

Il protagonista è Billy Pilgrim, alter ego dello scrittore Kurt Vonnegut, il quale sembra necessitare di un alter ego che faccia da filtro tra le sue esperienze di guerra e la loro esternazione in questo romanzo. L’impersonalità della narrazione è dovuta non solo a questo espediente e all’utilizzo della terza persona (con rare incursioni del narratore in prima persona), ma anche alla consistenza sfumata  del protagonista che, indifeso, apparentemente sprovvisto di autorità decisionale nella propria vita, sopravvive nonostante alcuni comprimari più “combattivi” soccombano.

Billy Pilgrim (ovvero Pellegrino) è effettivamente un vagabondo: le sue esperienze di vita vengono raccontate a spezzoni e senza un ordine cronologico: egli infatti è in grado di viaggiare nel tempo (anche se non esercita un vero e proprio controllo su questo dono) e non è possibile individuare un “ora” rispetto al quale i viaggi nel tempo possono collocarsi nel futuro o nel passato. Billy esiste in una quarta dimensione, che raggruppa in un unico momento passato presente e futuro, vanificando il concetto stesso di cronologia, di tempo che scorre. La capacità di viaggiare nel tempo e il concetto di quarta dimensione provengono dalla cultura degli abitanti alieni del pianeta Trafalmadore, i quali in un momento della vita di Billy lo rapiscono per portarlo a vivere in una specie di zoo, un ambiente ricreato artificialmente per farci vivere un essere umano per divertire gli abitanti del pianeta. Nel tempo a Billy si aggiungerà anche una compagna, nella sua vita terrestre un’attrice pornografica.

 I viaggi nel tempo sono un pretesto per un montaggio frammentario degli episodi sui quali primeggia il bombardamento di Dresda durante la Seconda guerra mondiale, di cui Billy è stato testimone in qualità di prigioniero di guerra americano. Il continuo contrapporsi di episodi semi-comici della tranquilla vita da optometrista di Billy a fianco della sua grassa consorte e di episodi tragici nel tempo di guerra acuisce il senso di destabilizzazione che il romanzo provoca nel lettore. Il concetto di tempo che non scorre, ma è congelato in un “ora” che comprende tutti i momenti, suggerisce l’assenza di un libero arbitrio (così come l’atteggiamento di Billy, testimone della propria vita) e pertanto anche l’assenza di una razionalità negli eventi bellici, riducendo la guerra ad una serie di eventi illogici, scollegati e privi di senso. Il tutto destabilizza il nostro concetto di causa e conseguenza. La morte stessa viene messa in dubbio: la morte non esiste, perfino i morti continuano a vivere in un punto dello spazio-tempo. Il valore consolatorio di questa conclusione è presto vanificato nel momento in cui ci si rende conto che, accettando completamente il valore di questo sistema temporale, anche il bombardamento di Dresda non è mai finito, ma continua ad esistere.  Kurt Vonnegut è nato ad Indianapolis nel 1922. Si arruolò durante la Seconda guerra mondiale e, caduto nelle mani dei tedeschi, assistette in prima persona al bombardamento di Dresda dal mattatoio in cui trovò riparo e che ha poi dato il titolo a questo libro. Tornato in America, ha studiato antropologia e lavorato come cronista e pubblicitario. Da Mattatoio n. 5 è stato tratto il film omonimo di Roy Hill nel 1972. Kurt Vonnegut è morto il 10 aprile 2007 a New York. Kurt Vonnegut. Mattoio n. 5 o La crociata dei bambini.Feltrinelli. 2005. 196 p. € 7,00.Fantascienza.