I fiori blu, Raymond Queneau

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Il Duca d’Auge si sveglia una mattina e decide di partire per un viaggio, disgustato da ciò che vede dal suo castello. Nel suo viaggio il Duca attraversa diversi periodi storici ed incappa in numerose avventure. Queste avventure vengono intervallate da intermezzi dedicati a Cidrolin, che si dedica a bere essenza di finocchio, a fare la siesta nel suo barcone e a cancellare le scritte infamanti che continuano ad apparire sulla sua staccionata. Non si capisce se è il Duca a sognare Cidrolin, se è Cidrolin a sognare il Duca, o se c’è qualcun altro che sogna entrambi. La storia viene raccontata con una prosa infarcita di invenzioni linguistiche e situazioni surreali, una prosa sempre leggera e divertente (la traduzione è di Italo Calvino).

Le possibili interpretazioni di questo romanzo sono parecchie: c’è chi pensa alla volontà di trascendere la storia, chi offre un’interpretazione freudiana, chi vi basa il disfacimento della storia. A dire il vero io mi sono divertita tantissimo a leggerlo, senza preoccuparmi di interpretarlo: il Duca, Cidrolin e tutti gli altri personaggi che affollano queste pagine creano un mondo (anzi, più di un mondo) incredibile, picaresco e pirotecnico, che vi farà desiderare che questo libro non finisca mai.

Raymond Queneau. I fiori blu. (Les fleurs bleu)
Einaudi. 2005. 278 pagg. € 10,00.
Romanzo. Letteratura francese.

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