Che formaggio sei??

febbraio 28, 2007

Cheese Test: What type of cheese are you?

Dal blog di lalaura


Leggendo…

febbraio 28, 2007

Colgo l’invito aperto di Simoriah:

Sfogliare il libro più vicino a voi sino alla pagina 123. Da questa giungere sino alla sesta, settima ed ottava riga per poi riportarne il testo sul vostro blog.

“…se c’è una tettoia che traballa, e il capomastro propone di costruirci un pilastro, lo zio inventa subito un metodo per far senza il pilastro. Con bellissimi ingegni imbraca le strutture di legno,…”

Veramente dalla pag. 122, perchè alla 123 c’erano solo 4 righe!!! o___O

Autore e titolo evidenziando da qui Luigi Meneghello – Libera Nos a Malo a qui.


La cura – Franco Battiato

febbraio 27, 2007

foto di http://www.flickr.com/photos/goso/399240689/La Cura di Franco Battiato
da L’Imboscata – PolyGram 1996

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie,
dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,
dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore,
dalle ossessioni delle tue manie.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce
per non farti invecchiare.
E guarirai da tutte le malattie,
perché sei un essere speciale,
ed io, avrò cura di te.

Vagavo per i campi del Tennessee
(come vi ero arrivato, chissà).
Non hai fiori bianchi per me?
Più veloci di aquile i miei sogni
attraversano il mare.

Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza.
Percorreremo assieme le vie che portano all’essenza.
I profumi d’amore inebrieranno i nostri corpi,
la bonaccia d’agosto non calmerà i nostri sensi.
Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto.
Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
TI salverò da ogni malinconia,
perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te…
io sì, che avrò cura di te.


Dead men walking

febbraio 26, 2007

foto di destroyd

Quando l’immaginazione dorme, le parole si svuotano di senso: un popolo sordo registra distrattamente la condanna di un uomo. Ma che si mostri il meccanismo, che si faccia toccar con mano il legno e il ferro, che si faccia sentire il tonfo della testa che cade, e l’immaginazione pubblica, risvegliata di soprassalto, ripudierà al tempo stesso il vocabolario ed il supplizio.Albert Camus – Riflessioni sulla pena di morte

“(…) Mi conforta questa fantasia: che se tutto questo, il mondo, la vita, noi stessi, altro non è, come è stato detto, che il sogno di qualcuno, questo dettaglio infinitesimo del suo sogno, questo caso di cui stiamo a discutere, l’agonia del condannato, la mia, la sua, può anche servire ad avvertirlo che sta sognando male, che si volti su un altro fianco, che cerchi di aver sogni migliori. E che almeno faccia sogni senza la pena di morte”.
“Una fantasia”, disse stancamente il procuratore. E poi stancamente constatò: “Ma lei continua ad essere spaventato, ad avere paura”.
“Sì”.“Anch’io. Di tutto”.
Leonardo Sciascia – Porte aperte


Dallo speciale sulla pena di morte di Railibro


Minority Report

febbraio 26, 2007
Regia Steven Spielberg
Con Tom Cruise, Samantha Morton, Max von Sydow, Colin Farrell
Genere fantascienza, 145 minuti
Produzione Usa, 2002
Lamar Burgess: My father once told me, “We don’t choose the things we believe in; they choose us.”

Tom Cruise dà il meglio di sé nei ruoli nervosi, nei quali anche il dolore e i sentimenti più intimisti si esprimono attraverso una grande dinamicità corporea. In questo caso il suo ruolo – perfetto per lui, oserei dire – è quello di John Anderton. John Anderton – anche se diverso anni luce dall’omonimo protagonista del racconto di Philip K. Dick da cui è stato tratto il film – è un poliziotto che ha perso il figlio, ormai separato dalla moglie, dedito in maniera ossessiva al suo ruolo istituzionale e alla repressione del dolore tramite la nuova droga, “chiarezza”. John non è un poliziotto qualsiasi: è a capo della Precrimine, il dipartimento sperimentale della città di Washington che si occupa di scoprire e fermare i crimini prima ancora che avvengano. Questo è reso possibile da tre esseri umani, i Pre-Cog (da precognitivi), che vivono una similvita adagiati in una piscina di lattice e collegati ad un sofisticato sistema. I Pre-Cog possono prevedere il futuro – precisamente gli omicidi, per la loro forte carica emotiva – ed inviare delle immagini precise al computer. Qui entrano in gioco John e i suoi agenti, che impediscono il crimine e portano l’aspirante criminale in prigione, “aureolandolo”.

Esperimento riuscito: i crimini sono stati ridotti del 90%. In sei anni di sperimentazione, nemmeno un omicidio. Così si pensa di allargare il progetto all’intera America. Solo che a un certo punto arriva un ispettore da fuori per essere sicuri che tutto sia regolare. E poco dopo i Pre-Cog indicano John come omicida di un uomo che lui non conosce. E qui comincia la fuga, il tentativo di scoprire come hanno fatto ad incastrarlo, la scoperta di segreti, ecc. ecc.

Ma il punto centrale è questo: e se il sistema non fosse così perfetto? Allora tutto cadrebbe. Ed è questo il rapporto di minoranza: se uno dei precog ogni tanto ha una visione diversa dagli altri due cosa succede? E cosa può voler dire?

Il film ripropone più o meno blandamente alcune delle tematiche care a tutta la produzione di Dick: prima fra tutte la concezione di umanità. In secondo luogo le problematiche relative al controllo e alla sua possibile degenerazione in dittatura. Ma soprattutto nel film primeggia un’ossessione per la vista: sono gli occhi ad essere scansiti sia per provare l’identità sia per omaggiare i passanti di pubblicità personalizzate (alla faccia della privacy). E questa ossessione si traduce in un’ossessione per il controllo da una parte, e per la perdita di libertà dall’altra. E sarà proprio il passaggio compiuto da Anderton a risolvere il mistero: quando John smetterà di “vedere” per cominciare a “guardare” finalmente riuscirà a capire dove sta l’inghippo.



Scrivimi una canzone

febbraio 25, 2007

Regia Mark Lawrence

Con Drew Barrymore, Hugh Grant, Brad Garret, Kristen Johnson, Campbell Scott, Haley Bennett

Genere commedia, 96minuti, Usa 2007


Alex Fletcher: [singing] Sleeping with a clown above my bed…[spoken] “Clown” is not right

Sophie Fisher: That’s “cloud.” Why would you put a clown in your bed?

Alex Fletcher: It would not be the first time.Scrivimi una canzone è un film semplice e carino, ma nulla di più (a dire la verità, a volte è già tanto!). Visto al cinema, meritava di più nella formula dvd – divano – coperta in pile…
La storia è un classico: due persone diversissime tra loro, entrambe con un grande fallimento alle spalle che condiziona la loro vita, si trovano a dover condividere un compito troppo gravoso: scrivere una canzone in pochissimo tempo per l’idolo pop del momento Cora Corman. Lui è Alex Fletcher, un ormai quarantenne Hugh Grant che però sta invecchiando bene, ex componente del gruppo Pop, con una carriera musicale ormai in declino. Lei è Sophie Fisher, aspirante scrittrice ed impegnata nel centro dimagrimento della sorella e come supplente-innaffiapiante, un’affascinate Drew Barrymore. Quando tutto sembra andare per il verso giusto le differenze individuali precipitano la situazione finchè…
L’umorismo di Hugh Grant funziona bene, così come la simpatica ma a volte inquietante stravaganza di Drew Barrymore, anzi le due interpretazioni si esaltano a vicenda dando vita ad un duetto che si segue volentieri a parte un piccolo momento di “stanca” nella parte centrale.
Un onesto film di intrattenimento.


Pagina 23

febbraio 23, 2007

C’è un blog che ho scoperto da poco: Pagina 23.
Ognuno può partecipare contribuendo con una frase dalla pagina 23 del libro che sta leggendo.
Queste entries a volte sono un po’ oscure, a volte sembrano le frasi che scrivevamo sul diario alle superiori. A volte ce n’è qualcuna che ti fa venire voglia di leggere il libro, e a volte ce n’è una che leggi e pensi: “geniale!” A me piace molto questa, forse perché il libro l’ho letto, o forse anche perché è in inglese:“The trouble with my generation is that we all think we’re fucking geniuses. Making something isn’t good enough for us and neither selling something, or teaching something, or even just doing something; we have to be something. It’s our inalienable right, as citizens of the twenty-first century. If Cristina Aguilera or Britney Spears or some American Idol jerk can be something, then why can’t I?”


Nick Hornby – A long way down (“Non buttiamoci giù”)