Essere senza destino, Imre Kertész

aprile 27, 2007

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“Non esiste assurdità che non possa essere vissuta con naturalezza e sul mio cammino, lo so fin d’ora, la felicità mi aspetta come una trappola inevitabile. Perché persino là, accanto ai camini, nell’intervallo tra i tormenti c’era qualcosa che assomigliava alla felicità. Tutti mi chiedono sempre dei mali, degli ‘orrori’: sebbene per me, forse, proprio questa sia l’esperienza più memorabile. Sì, è di questo, della felicità dei campi di concentramento che dovrei parlare loro, la prossima volta che me lo chiederanno”.

Essere senza destino è la storia autobiografica dell’autore, ebreo ungherese, e della sua deportazione prima ad Auschwitz e poi in altri campi di concentramento tedeschi.

Gyurka, alter ego dell’autore, è la voce narrante, un ragazzo quattordicenne. Quando Gyurka si fa esonerare dalla frequentazione scolastica perché il padre deve partire per un campo di lavoro obbligatorio, in Ungheria ci sono già le prime disposizioni antisemite: il lavoro obbligatorio, la stella gialla, il divieto agli ebrei di essere titolari di fabbriche o di esercizi commerciali, il divieto di lasciare la città senza permesso. Poco tempo dopo Gyurka stesso, nonostante la giovane età, viene chiamato al lavoro obbligatorio presso una fabbrica della Shell fuori città. Il protagonista inizialmente accetta tutti questi provvedimenti come “naturali”, addirittura il lavoro presso la Shell diventa un’occasione di crescita, addirittura un privilegio in quanto garantisce a Gyurka un documento di identità e un permesso di transito. Quando viene fermato dalla polizia ungherese insieme a tutti i lavoratori presso la Shell, adulti e ragazzini, per essere inviato presso un campo di lavoro tedesco, Gyurka ne è addirittura contento: vedeva i tedeschi come persone ordinate, pulite e in grado di apprezzare un lavoro ben fatto, il lavoro obbligatorio in Germania come un’opportunità, addirittura come una “scelta” ovvia, dopo il trattamento illogico riservatogli dalla polizia ungherese.

Quando il treno sovraffollato che trasporta Gyurka e i suoi compagni in Germania si ferma presso un cartello che porta la scritta “Auschwitz-Birkenau” al lettore si stringe il cuore perché sa cosa significa un simile capolinea, mentre Gyurka si limita a notare come la lunga attesa nel treno, vessato dal poco spazio e dalla sete, lo abbia reso quasi insensibile, indifferente, alla meta raggiunta. Le prime disposizioni (il taglio dei capelli, il cambio dei vestiti) indispettiscono Gyurka ma gli sembrano anche abbastanza logiche, finché, passo dopo passo, scelta dopo scelta, la vita di Gyurka precipita nel baratro del campo di concentramento, quasi senza che egli se ne accorga. La catena di eventi ha sempre una sua logicità, una certa naturalezza nello svolgimento, ogni avvenimento innalza il livello di sopportazione e la capacità di accettazione.

Ma la vita in un campo di concentramento è una vita alla quale un essere umano non si può realmente abituare e ad un certo punto per Gyurka tutto ciò che conta è dormire e mangiare, ogni altra cosa passa in secondo piano, sia essere picchiato sul lavoro o accasciarsi nel bel mezzo di una pozzanghera durante l’appello mattutino o serale. Il suo stato fisico produce una serie di trasferimenti da un campo di concentramento ad un altro, finchè Gyurka viene inspiegabilmente trasferito in un’infermeria dove ha un letto con le trapunte, viene trattato gentilmente dal personale addetto e addirittura dai medici, viene curato e sfamato. La prima reazione non è di sollievo, bensì di sconcerto per l’illogicità di questa nuova sistemazione. Ogni novità positiva viene accolta inizialmente con sospetto, in seguito con l’indifferenza di chi accetta ciò che piove dal cielo e non si chiede il perché e nemmeno si indigna più per i maltrattamenti.

Sarà solo dopo la liberazione che Gyurka, di ritorno presso la natia Ungheria, comincerà a riflettere sulla sua detenzione, e durante le prime conversazioni con i civili che non hanno visto i campi di concentramento, si scontrerà con chi rifiuta di credere al progetto di sterminio, o con chi invece della sua esperienza vuole sentirsi raccontare le atrocità e gli orrori. La risposta di Gyurka è che vivere in un campo di concentramento non è vivere gli orrori o le atrocità, ma vivere minuto per minuto, ora per ora, mese per mese, anno per anno una serie di avvenimenti che compiscono ciò che non è un destino, ma un susseguirsi di scelte, di conseguenze, di azioni umane. Gyurka non vuole narrare di una stereotipata atrocità, non vuole rassicurare chi vuole sentirsi dire che i forni crematori non sono mai esistiti, egli vuole solamente raccontare la felicità che – seppur fuggevole – si può provare persino in un campo di concentramento.

Nato nel 1929 a Budapest, Kertész è stato deportato nel 1944 ad Auschwitz e liberato a Buchenwald nel 1945. Tornò in Ungheria nel ’48 dove lavorò come giornalista in un quotidiano di Budapest fino al ’51, quando il giornale, diventato organo del partito comunista, lo licenziò. Dopo due anni di servizio militare, per mantenersi, iniziò a scrivere i suoi romanzi. E’ stato autore di pezzi teatrali e traduttore di Freud, Nietzsche, Canetti, Wittgenstein e altri.
Essere senza destino, il suo primo romanzo, è un lavoro basato sulla sua esperienza a Auschwitz e a Buchenwald. Egli stesso ha dichiarato: “Ogni volta che penso a un nuovo romanzo penso a Auschwitz”.
Kertész impiegò dieci anni a scriverlo e per molto tempo nessuno lo pubblicò; quando finalmente, nel 1975, apparve in Ungheria, venne totalmente ignorato e l’autore messo al bando. Dovette attendere il crollo del Muro per vedere riconosciuta la sua opera, in patria e all’estero. Vinse il Premio Nobel per la letteratura nel 2002.

Imre Kertész. Essere senza destino.
Feltrinelli. 2004. 223 pagg.
Storia. Autobiografia.


Un bacio nell’ombra, Laurell K. Hamilton

aprile 26, 2007

Un bacio nell’ombra inaugura la nuova serie della Hamilton, basata sulla protagonista Meredith Gentry. Meredith è una principessa sidhe, ovvero appartiene al mondo fatato e nello specifico alla Corte Unseelie. Seconda nella linea di successione al trono, al momento occupato da sua zia, la Regina, dopo il cugino Cell, Meredith è sempre stata trattata come un outsider presso la Corte Unseelie in parte per la sua ascendenza mista che l’ha resa anche mortale, in parte per la mancanza di una mano del potere. Per garantirsi la sopravvivenza a Corte Meredith dovrebbe disporre di molto potere e della volontà di utilizzarlo senza molte remore, invece la sua vulnerabilità la rende succube dei molti duelli a cui la sfidano, duelli perfettamente legali ma in realtà orditi dal cugino Cell che la odia, con il silenzioso beneplacito della Regina, che adora il figlio Cell quanto odia la nipote Meredith.

Per questo Meredith dopo essere sopravvissuta a stento ad un ennesimo duello, decide di trasferirsi nel mondo umano, a Los Angeles e di viverci in incognito prendendo tutte le innumerevoli precauzioni del caso, aiutata dal fatto che l’unico potere vero di cui dispone è un’innata capacità di utilizzare il glamour ovvero la capacità di apparire diversamente da come si è. Un giorno però, durante un’indagine Meredith si trova in una difficile situazione nella quale la sua identità viene svelata, e viene così raggiunta dalle Guardie della Regina, ben intenzionata a farla tornare a Corte per ucciderla. Nonostante Meredith cerchi di fuggire, il tentativo non va a buon fine ed è costretta a tornare a Corte, dove le sorprese sono molte…

Questo nuovo romanzo si dimostra fin da subito molto diverso dalla serie basata sul personaggio di Anita Blake: Meredith Gentry è una donna troppo sensibile in un mondo dove gli intrighi di corte sono all’ordine del giorno, e la sopravvivenza è legata al potere e alla sua esibizione. Una novità, o meglio l’amplificazione di un elemento già presente nella saga della Risvegliante, è l’incredibile sensualità descritta nel libro: nel mondo Faerie il sesso è un elemento alquanto importante, e Meredith discende da cinque dee della fertilità. Non posso dire molto senza rivelare più di quel che è lecito, basti dire che nel romanzo l’azione investigativa è in secondo piano, mentre spiccano gli intrighi di corte in cui in effetti il sesso riveste un ruolo predominante.

Scritto in modo magistrale, con la tensione sempre altissima, e una tensione sessuale altrettanto alta, il romanzo invita a leggere leggere e ancora leggere. Peccato che la trama di per sé sia effettivamente scarsa, che molti particolari relativi a questo nuovo mondo siano ancora oscuri e che il finale sia un po’ “leggero”.
Direi comunque che come primo libro non si possa criticare più di tanto. Vedremo gli sviluppi..

Laurell K. Hamilton. Un bacio nell’ombra
Nord. 2006. 512 pagg. € 18,60. Fantasy.


La ragazza che guardava l’acqua, Giorgio Faletti

aprile 24, 2007

Una tenera favola scritta da Faletti per la collana “Corti di Carta” in uscita con il Corriere della Sera.

In un lago vive un essere misterioso, che ci descrive la sua esistenza, vissuta nella solitudine di una caverna subacquea. Il protagonista spia gli esseri umani ma se ne tiene lontano, invidia i colori sgargianti del mondo esterno ma si rifugia nelle profondità buie del lago. Percepisce le sensazioni degli esseri umani che irradiano i loro sentimenti ma capisce che mostrarsi a loro metterebbe in pericolo la sua vita.

Un giorno tutto questo cambia con l’arrivo al lago di una ragazza dai capelli rossi. Il misterioso abitante del lago sente che la ragazza è diversa dagli altri umani e ne rimane incantato fino al punto di rischiare la propria incolumità al fine di osservare il più possibile la visitatrice, fino a quando un evento improvviso lo metterà nelle condizioni di rischiare il tutto per tutto per salvare la sua amica…

Giorgio Faletti. La ragazza che guardava l’acqua.
Il Corriere della Sera. Collana Corti di Carta. 2007. 59 pagg. € 1,00 (+ il quotidiano)
Racconto breve.


1914-1918 La Grande Guerra sugli Altopiani, Liber – Leitempergher, Kozlovic

aprile 23, 2007

Un libro impegnativo nel quale si alternano capitoli scritti – presumibilmente – dagli autori, e capitoli in cui vengono riportati – senza chiare indicazioni bibliografiche – degli scritti d’epoca.

Anche se è un po’ disorganico è molto interessante, inoltre gli inserti fotografici sono abbondanti e stupendi.

Tullio Liber – Ugo Leitempergher – Andrea Kozlovic. 1914 – 1918 La Grande Guerra sugli Altopiani.
Gino Rossato Editore. 1988. 400 pagg. € 20,00.
Storia. Illustrato.


La nona porta

aprile 22, 2007

Tratto dal romanzo di Pérez-Reverte recensito ieri, La nona porta riprende uno solo dei due filoni “libreschi” del romanzo, quello relativo appunto a Il libro delle nove porte.

Il durissimo spagnolo Corso, ora americanizzato ed impersonato da uno spaesato Johnny Depp, perde parecchio del suo smalto nella versione cinematografica, nel quale si ritrova più che mai ad essere una pedina di forze in gioco più grandi di lui.

Il finale è affrettato e in qualche modo inconcludente, mentre tutta la parte “sentimentale” affrontata nel romanzo viene scartata, la figura di Nikon nemmeno menzionata.

Dello stesso regista a mio parere molto più valido è Rosemary’s Baby.

Roman Polanski. La nona porta. (The Ninth Gate)
Francia – Spagna. 1999. 2h 12′.
Horror. Thriller.


Il club Dumas, Arturo Pérez-Reverte

aprile 21, 2007

Lucas Corso è un detective di libri, la persona giusta se si vuole rintracciare un libro antico, se si vuole autenticare un libro od un manoscritto, o persino se c’è la necessità di mettere le mani su un libro che non è possibile ottenere per vie lecite. Si definisce egli stesso un mercenario, fedele alla propria percentuale, erudito ed intelligente, segnato da un’avventura sentimentale finita male, o meglio, finita.

Eppure la vita di Corso sembra vissuta all’insegna di un’aridità che mal si concilia con l’ambientazione libraria: il manoscritto di un capitolo de I tre moschettieri, o un antico libro che si crede sia stato basato su di un libro ormai perduto scritto da Lucifero in persona, per Corso non significano nulla al di là del guadagno economico che ne può trarre.

Le cose però cominciano a cambiare: non solo entra in scena una misteriosa ragazza, ma gli apparentemente semplici compiti di autenticare sia il manoscritto “Il vino d’Angiò” (su commissione dell’amico libraio Flavio La Ponte) che il Libro delle Nove Porte (per conto del cinico collezionista di libri “diabolici” Boris Balkan, si rivelano essere un po’ più complicati: entrambi gli scritti, infatti, infiammano gli animi di chi in qualche modo è coinvolto.

Quando Corso si trova tallonato da un misterioso uomo che cerca di ucciderlo, comincia a sospettare che le sue due indagini in qualche modo si intreccino.

Nonostante la progressione della trama non sempre limpidissima, il libro mi ha affascinato profondamente non solo per l’ambientazione libraria, ma anche e soprattutto per lo scontro di mentalità fra Corso, cinico e disincantato, e una serie di persone che ripongono nei libri un valore che trascende la materia di cui sono composti e persino il valore del messaggio che essi riportano.

L’intera opera sembra essere un viaggio di formazione per Corso, il quale, fra un’avventura e l’altra, riflette sulla storia con Nikon, finita malamente, ed entra in contatto con una sfera del reale nei confronti della quale è estremamente scettico.

Arturo Pérez-Reverte. Il club Dumas
Net. 2002. 382 pagg. € 7,90.
Letteratura spagnola. Thriller.


La masseria delle allodole

aprile 20, 2007

Titolo: La masseria delle allodole

Regia: Paolo & Vittorio Taviani

Sceneggiatura: Paolo Taviani, Vittorio Taviani

Fotografia: Giuseppe Lanci

Interpreti: Paz Vega, Moritz Bleibtreu, Alessandro Preziosi, Angela Molina, Mohammad Bakri, Tcheky Karyo, Mariano Rigillo, Hristo Shopov, Hristo Jivkov, Stefan Danailov, Yvonne Brulatour Sciò, Nicolò Diana, Ubaldo Lo Presti, Linda Batista, Enrica Maria Modugno, Andrè Dussollier, Arsinee Khanjian Nazionalità: Italia, 2006

Durata: 2h. 22′

Il film dei fratelli Taviani ruota intorno alla Masseria delle Allodole fin dal titolo. Questa è la proprietà di campagna della famiglia armena Avakian, e rappresenta fin dall’inizio del film non solo il simbolo della cultura e della famiglia armena (nei racconti del fratello Avakian emigrato in Italia, e che sta per tornare in Turchia) ma anche un luogo di pace. Anche quando i primi nebulosi provvedimenti contro gli armeni cominciano ad essere presi, la prima reazione è quella di rifugiarsi alla Masseria.
Ma la Masseria, per quanto luogo felice e di pace, non vive in un mondo al di fuori della Storia, ed infatti da essa sarà raggiunta nel più sanguinoso dei modi.Il film è particolarmente duro, le scene sono cruentissime e alcune particolarmente devastanti, inserite nel contesto con una voluta leggerezza che ne accentua la gravità.

La storia inizia con toni da feulleiton per poi sfumare in un tono più epico e doloroso mentre segue la deportazione degli armeni e le infinite atrocità che essi subiscono. Il film in sé non è memorabile, i personaggi sono poco caratterizzati, molte cose vengono affrontate superficialmente e formalmente il risultato finale non convince.

Rimane il fatto che questo film affronta coraggiosamente una tematica negletta: il genocidio degli armeni, che a tutt’oggi viene raramente ricordato, di cui non si parla, che nessuno conosce, e che la stessa Turchia ufficialmente considera un’invenzione degli europei e degli armeni.

C’è chi sottolinea che è importante parlarne, e che mentre la Turchia chiede l’ingresso in Europa l’Europa deve interrogarsi su questo evento storico e sulle sue ripercussioni su di una Turchia moderna che ancora lo nega. Insomma, l’opinione più diffusa è che magari questo film non è un capolavoro, ma rimane un film incredibile da vedere grazie alla tematica affrontata, e diventa un film da sostenere proprio per portare alla luce l’incredibile vicenda di un popolo distrutto. Io sono completamente d’accordo. Andiamolo a vedere, e leggiamo l’omonimo libro di Antonia Arslan, da cui il film è tratto.

A seguire alcuni link a delle pagine web che parlano del genocidio degli armeni. Attenzione al secondo link, che apre una pagina con della documentazione fotografica piuttosto forte.

il genocidio armeno
il genocidio armeno: documentazione fotografica
il genocidio armeno_wikipedia
l’armenia e gli armeni
il genocidio armeno_three monkeys online